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Architettura

Quello del cromatismo in architettura è uno dei temi maggiormente discussi all’inizio del XX secolo e molti sono gli architetti che sono intervenuti attivamente nel dibattito. Ad esempio gli architetti che operarono nelle intense operazioni di ricostruzione delle città distrutte dal primo conflitto mondiale fecero ricorso, in alcuni casi, all’impiego di un nuovo apparato cromatico per aggiungere al mero ripristino architettonico un valore di rinascita spirituale.

Tra i vari protagonisti del Razionalismo italiano, Piero Bottoni interpretò in chiave personale il colore in architettura, dichiarando la fine del triste grigiore del susseguirsi degli edifici delle città a favore di un nuovo e più fresco “cromatismo architettonico” basato su intensità e tono (figura 1). Nei suoi studi e progetti Bottoni si impegnò a raggiungere la perfetta combinazione tra arte e scienza, in particolare tra colore e architettura.

Prospettive colorate Fig 1

fig.1 Prospettive colorate di Piero Bottoni (immagine: Archivio Piero Bottoni - Politecnico di Milano - DPA)

In generale comunque il tema del cromatismo è stato un argomento di forte interesse ne panorama architettonico dell’epoca. Secondo Le Corbusier il colore permetteva di intervenire in modo diretto ed energico nella volumetria degli edifici e doveva perseguire scopi “sinfonici” nell’ambiente urbano. Più precisamente egli affermò che attraverso la gestione di colori, degli spazi e delle superfici fosse possibile trasmettere una grande forza psicologica ed emotiva paragonabile alla potenza della lirica. Inoltre Le Corbusier sostiene che esista un parallelismo tra la pittura e l’architettura: la prima non è altro che la combinazione di elementi in relazione architettonica tra di loro e la seconda risponde agli stessi processi pittorici di composizione, disegno e chiaroscuro.

Nei primi anni del XX secolo in tutta Europa si sviluppò una corrente di pensiero relativo al cromatismo architettonico che coinvolse diversi esponenti in campo artistico ed architettonico. L’architetto e pittore Van Doesburg afferma, sull’Esprit nouveau di Le Corbusier, che il colore esprime sia qualità che volume architettonici mentre, qualche anno più tardi, Mondrian aggiungerà che la nuova architettura richiede colore per acquistare vitalità ed energia.

Sulla rivista “Architecture Vivante”, fondata negli anni ’20, Léger pubblica un articolo in cui considera il forte legame che sussiste tra colori, superfici e volumi oltre alla chiara capacità dei cromatismi di trasmettere movimento, vitalità e gioia di vivere (figura 2). Il pittore francese afferma che il colore sia indispensabile nell’architettura per il suo valore umano, psicologico e sociale prima che plastico. Per Legér le questioni cromatiche vanno indagate in profondità perché il colore ha la stessa dignità della musica, solo che è percettivamente meno evidente.

Fig 2

fig.2 Les constructeurs, Fernand Léger

Secondo Badovici, direttore della rivista Architecture Vivante, i colori possiedono il potere di “far cantare” le case, ossia la visione esterna dell’edificio attraverso il colore comunica direttamente con la struttura interna in un rapporto di trasparenza architettonica.

Anche Bruno Taut, architetto tedesco degli anni ’20, sostiene strenuamente l’architettura cromatica, affermando che, all’inizio del XX secolo, aleggiava un diffuso timore per le case colorate. Secondo l’architetto tedesco è necessario un intervento di colore laddove l’architettura sia inserita in un contesto naturale per smaterializzare e definire allo stesso tempo i volumi architettonici. I suoi progetti furono rivolti al rafforzamento delle fragili e sobrie architetture con superfici colorate nettamente definite in modo da creare vivaci e pittorici fronti verso le strade. Nel 1919 viene pubblicata sul Bauwel una lettera-manifesto in cui Taut sostiene il bisogno di sensibilizzazione del colore in architettura e in urbanistica e propone di sostituire i vecchi edifici grigi con un nuovo mondo colorato. Il cromatismo architettonico deve diventare un elemento identificativo e distintivo in architettura, e Taut lo considera un potente mezzo educativo e culturale, oltre che un ottimo elemento formale a basso costo. A partire da queste correnti di pensiero il colore comincia ad assumere valenza sociale e capacità di apportare un evidente miglioramento materiale e immateriale alla città. Inizia a delinearsi l’idea che l’architettura non possa sopravvivere né funzionare senza i colori e che, con la giusta combinazione tra le diverse sfumature di colore degli elementi architettonici e urbanistici, sia possibile raggiungere l’utopica città cromatica (figura 3).

Grattacieli e tunnel Fig 3

fig.3 Grattacieli e tunnel, Fortunato Depero

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